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Pneumatici Usati

02/09/2015

EcoTyre raccoglie 1,000,000 di pneumatici fuori uso


EcoTyre è un consorzio che si occupa delle attività di raccolta, riciclo e valorizzazione degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) provenienti dal mercato italiano del ricambio.
Gli oltre 400 soci, che sono produttori e importatori di pneumatici nuovi e case automobilistiche, rendono EcoTyre il primo consorzio Italiano per numero di aderenti nel settore.

Con 60 interventi (di cui 30 in Piemonte, sede del consorzio) nel corso degli ultimi due anni è stato raggiunto il traguardo di un milione di pneumatici fuori uso raccolti, trasformando così 8000 tonnellate di rifiuti in risorse.
Fondali marini, rive dei fiumi, campi agricoli e capannoni industriali sono solo alcuni dei luoghi in cui EcoTyre è intervenuto con il progetto PFU Zero per raccogliere gli PFU abbandonati e avviarli al corretto recupero.
L'obiettivo più generale del progetto PFU Zero è quello di individuare e mappare i depositi di PFU abbandonati (stock storici). Spesso si tratta di depositi importanti e difficilmente gestibili dalle amministrazioni pubbliche a causa degli elevati costi di raccolta e smaltimento.
La normativa italiana in materia di gestione degli PFU si basa principalmente sul Decreto 82 del 2011 che da quell'anno ha attribuito la responsabilità del fine vita degli pneumatici ai produttori e importatori di questi prodotti. In virtù di questa legge, oggi i produttori e importatori di pneumatici, riuniti in consorzi come EcoTyre, garantiscono che ogni anno sia raccolta e avviata al recupero una quantità di PFU pari al 100% degli pneumatici nuovi immessi sul mercato. Rimane però il problema degli PFU prodotti prima dell'entrata in vigore del Decreto che vengono denominati stock storici e che sono spesso accumulati in depositi anche molto grandi. La legge ha previsto che gli stessi consorzi dedichino una parte dell'avanzo di gestione delle attività ordinarie per la bonifica degli stock storici. Per effettuare la bonifica è necessario poter risalire all'attuale detentore del rifiuto.
In molti casi gli stock storici derivano da casi di cattiva gestione degli pneumatici in cui aziende, prima dell'entrata in vigore del Decreto, hanno raccolto e accumulato PFU per poi fallire lasciando alla collettività l'onere di gestire questi rifiuti. Grazie al database realizzato con il Progetto PFU Zero sarà più semplice intervenire per rimuovere definitivamente i depositi di PFU e avviare i rifiuti al corretto trattamento e recupero.

“Dal 2011 – spiega Enrico Ambrogio, Presidente di EcoTyre – il nostro Consorzio ritira gratuitamente gli PFU, per conto dei Soci, presso oltre 8.000 gommisti e officine meccaniche garantendo che per ogni pneumatico nuovo immesso sul mercato ne sia avviato uno a recupero. Sappiamo, però, che in precedenza molti PFU sono stati abbandonati e quindi abbiamo deciso di muoverci su due fronti: da un lato intervenendo direttamente su alcuni di questi depositi per consentire il riciclo di PFU, dall'altro affiancando, alle attività di raccolta, iniziative di sensibilizzazione e informazione sulla corretta filiera di questi prodotti che possono essere una risorsa.
Per questo due anni fa è nato il progetto PFU Zero che, in collaborazione con le amministrazioni locali e con il mondo dell’associazionismo, ha lo scopo di raccogliere gli PFU abbandonati e spiegare che il modo corretto di smaltirli è lasciarli agli specialisti che effettuano il cambio gomme perché solo così si ha la certezza del loro recupero. Inoltre grazie al sito www.pfuzero.ecotyre.it i cittadini possono segnalare depositi abbandonati e contribuire a una mappatura nazionale di situazioni di questo genere.
PFU Zero ha ottenuto il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e sono iniziate le collaborazioni con le associazioni ambientaliste. La prima è stata quella con Puliamo il Mondo di Legambiente, che coinvolge ogni anno i volontari in decine di raccolte straordinarie di PFU in tutto il territorio nazionale. Poi è stata avviata la collaborazione con l'associazione Marevivo da cui è nato il progetto PFU Zero nelle Isole Minori, grazie al quale i sub sono intervenuti in 15 isole minori e in due anni sono stati così ripuliti dagli PFU i fondali di quasi tutti i piccoli porti isolani presenti in Italia.
Molto importanti anche gli interventi su capannoni industriali abbandonati pieni di PFU; basti pensare che nel sito di Settimo Torinese sono stati portati via 500.000 PFU e a Fiorenzuola d'Arda ben 300.000, da quelli piccoli per gli scooter a quelli enormi per ruspe e trattori“.

Le attività di sensibilizzazione, che accompagnano gli interventi PFU Zero, permettono di diffondere una cultura del corretto recupero degli PFU presso i cittadini e gli operatori, riducendo il rischio di abbandono indiscriminato di pneumatici nell'ambiente.